Normalmente, le condizioni generali dei contratti di finanziamento prevedono la decadenza dal beneficio del termine in caso di mancato pagamento di un certo numero di canoni o rate.

Allo stesso modo, la facoltà per il Cliente di estinguere in via anticipata il debito incontra, sinallagmaticamente, il diritto del Finanziatore a ricevere un determinato compenso proprio per la perdita delle utilità rinvenienti dal fisiologico sviluppo del rapporto.

Nei contratti di leasing, in caso di inadempimento, il Concedente può invocare la risoluzione anticipata, che provoca le stesse conseguenze del caso di decadenza dal beneficio del termine: il concedente ha diritto a richiedere il pagamento dei corrispettivi insoluti, maggiorati degli interessi di mora, “oltre l’ammontare dei corrispettivi non ancora scaduti, attualizzati al tasso indicato in contratto”.

Il meccanismo di calcolo degli importi dovuti dall’utilizzatore in caso di decadenza dal beneficio del termine o di risoluzione del contratto determina un aggravio del “costo” del leasing per l’utilizzatore in termini di tasso effettivo.

Tale meccanismo di calcolo del dovuto è tutt’altro che semplice da percepire e valutare da parte dell’utilizzatore stesso.

Non è pacifico se questa sorta di “penale” o “costo aggiuntivo” del leasing sia rilevante ai fini dell’usura e come si debba procedere al calcolo del TEG prendendo in considerazione questo costo.

Analoghe considerazioni valgono per i contratti di mutuo, in relazione all’estinzione anticipata del rapporto.

 

C4. Trattamento degli oneri e delle spese

Ai sensi della legge il calcolo del tasso deve tener conto delle commissioni remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito.

In particolare, sono inclusi:

  • le spese di istruttoria e di revisione del finanziamento (per il factoring le spese di «istruttoria cedente»);
  • le spese di chiusura della pratica (per il leasing le spese di «fine locazione contrattuale»);

 

In ordine agli “oneri” e “spese”, le Istruzioni della Banca d’Italia così recitano:

Il punto 2 richiama, espressamente, per i leasing, proprio le spese di fine locazione contrattuale che, oltre a venire ad esistenza in caso di conclusione fisiologica del contratto, al momento del riscatto, si realizzano e vengono ad esistenza anche a seguito della decadenza dal beneficio del termine e della risoluzione anticipata.

Poiché, astrattamente, tali eventi potrebbero verificarsi in qualunque momento, si registrerebbero tanti TEG per quanti sono i possibili momenti, appunto, in cui la decadenza/risoluzione può essere fatta valere.

Così, il TEG assumerà il valore minimo nel caso di risoluzione/decadenza per il mancato pagamento di una rata prossima a quella di conclusione del leasing (che porterebbe il TEG ad un valore prossimo a quello calcolato nell’ipotesi di evoluzione fisiologica del rapporto), mentre assumerà il valore massimo nel caso in cui il contratto dovesse essere risolto per il mancato pagamento di una rata prossima alla data di stipula.

Sulla questione della inclusione del compenso previsto dall’intermediario per l’ipotesi di estinzione anticipata del finanziamento nel calcolo del TEG ai fini della verifica del superamento del tasso soglia usura, va segnalato che la Suprema Corte, con sentenza del 05.04.2017 n. 8806, ha riaffermato il principio dell’onnicomprensività ai fini usura di “tutte le voci del carico economico che si trovino applicate nel contesto dei rapporti di credito” che abbiano, cioè, un “collegamento alla operazione del credito”, principio che verrebbe mortificato qualora venisse espunto dal calcolo il compenso pattuito per la mora, la risoluzione e/o la decadenza dal beneficio del termine e/o l’estinzione anticipata (cfr. Tribunale di Pescara, ordinanza 21 novembre 2014, Pres. Foriteri, Rel Marganella).

Probanti, sulla questione, anche diversi provvedimenti dei Giudici di Merito di questi ultimi anni:

– Tribunale Firenze, ordinanza 21 febbraio 2018, Est. Elisabetta Carloni: al CTU viene demandato il compito di eseguire la verifica dell’usura comprendendovi (anche) il compenso pattuito per la risoluzione anticipata del leasing oggetto di causa;

– Tribunale Busto Arsizio, sentenza 192 del 26 gennaio 2018, Est. Francesco Paganini;

– Tribunale Fermo, sentenza 172 del 1 marzo 2018, Est. Maura Diodato;

– Tribunale Benevento, ordinanza 16 luglio 2017, Pres. Monteleone, Rel. D’Orsi;

– Tribunale Bari, ordinanza 9 novembre 2017, Est. Carlotta Soria, che, in tema di opposizione a precetto, concede, in punto di usura pattizia, la sospensiva dell’efficacia esecutiva del titolo.

Particolarmente significativa appare anche l’ordinanza del Tribunale di Teramo del 21 febbraio 2019, Est. Giovannucci,, laddove il Giudice rileva che:

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà essendo un onere connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare; la legge punisce anche la sola promessa di pagare costi usurari, e quindi è sufficiente la semplice stipula della clausola senza necessità che il fatto ivi ipotizzato si concretizzi, ovvero senza la necessità che il cliente ne paghi il costo convenuto; trattandosi di promessa da valutarsi con giudizio prognostico ex ante al momento della pattuizione del finanziamento, è sufficiente la sola potenzialità che il costo unitario si verifichi sulla scorta delle condizioni contrattuali a nulla rilevando che detto costo, al momento della contestazione o dell’azione legale, non possa più verificarsi (cfr. ordinanza Tribunale di Chieti del 13/06/2018 e sentenza n. 85 del 31/01/2019, Tribunale di Catanzaro ordinanza del 19/06/2018). Pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed odontologiche ravvisabili tra  interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, ecc. non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art.644 c.p. (cfr. Tribunale di Ascoli Piceno sentenza n. 37 del 24/01/2019): pertanto il costo promesso per l’estinzione anticipata, eventuale ma potenzialmente verificabile, risponde ai presupposti perché debba soggiacere alla normativa antiusura in quanto è un costo,  futuro  ed  eventuale,  che  la  parte  finanziata  ha  promesso  di  pagare. Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, altrimenti sarebbe valorizzato solo il “dare” e completamente pretermesso il “promettere” (cfr. Tribunale di Fermo sentenza n.172 del 1/03/2018), poiché l’usura è un reato di pericolo con la conseguenza che, ai fini civilistici, per il vaglio della stessa deve tenersi conto anche di quegli oneri che rappresentino solo un costo eventuale del credito che possono venire in rilievo in uno scenario non fisiologico dello svolgimento del rapporto; inoltre al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto, cosicché punire la pattuizione di interessi corrispettivi usurari ed esonerare dal vaglio dell’usurarietà altri costi sempre connessi all’erogazione del credito si palesa quale operazione arbitraria non conforme alla finalità della legge antiusura, ben potendo altrimenti le banche aggirare la normativa mediante previsione di interessi corrispettivi sotto soglia per poi costringere il cliente ad accettare pattuizioni con previsioni di remunerazione ben al di sopra del tasso soglia”.

Infine, il Tribunale di Pavia, Est. Carletti, con sentenza numero 77 del 15 gennaio 2019, ha ribadito la rilevanza del compenso per l’estinzione anticipata ai fini del calcolo del TEG.

L’estensore così afferma: “la commissione di estinzione anticipata è costo inerente all’erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito, stimolandone il regolare adempimento e costituendo un succedaneo delle remunerazioni contrattuali perdute dalla banca per effetto dell’anticipata estinzione … Ai fini della verifica del TEG è preferibile pertanto utilizzare il criterio della pattuizione, rispetto a quello dell’effettiva applicazione, di interessi o spese. Pertanto, se il tasso di mora indicato in contratto, maggiorato della penale per estinzione anticipata, eccede il tasso soglia, consegue la nullità parziale del contratto di mutuo e ai sensi dell’art.1815 c.c. e non sono dovuti interessi”.

Non va dimenticato da ultimo, che le stesse Sezioni Unite della Suprema Corte (sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017, Est. De Chiara), hanno ribadito la centralità dell’art. 644 c.p. ai fini del rispetto della normativa contenuta nella legge 108/1996.

Come stabilito in detta pronuncia, “una sanzione (che implica il divieto) è contenuta, per l’esattezza, anche nell’art. 1815,secondo comma, cod. civ., il quale, però, presuppone una nozione di interessi usurari definita altrove, ossia, nella norma penale integrata dal meccanismo previsto dalla L. n.108,96. Sarebbe, pertanto, impossibile operare la qualificazione di un tasso come usurario senza fare applicazione dell’art. 644 cp”.

Argomentando in tal modo, si deve ritenere che, qualunque sia lo scenario pattuito che venga a condurre il contratto in usura, anche semplicemente perché promesso, la conseguenza sanzionatoria, ai sensi dell’art.1815, secondo comma, c.c. non potrà che essere la non debenza di tutto ciò che rientra nel perimetro del “tasso” secondo la nozione lata di interesse descritta dall’art. 644 c.p. (in tal senso, cfr. Collegio di Coordinamento ABF del 16/05/2018; Tribunale di Campobasso, sentenza n.795 del 29 novembre 2018), spettando al finanziatore, in caso di accertata promessa usuraria, unicamente il capitale erogato.

 Fonte “Le Controversie Bancarie” di Centro Anomalie Bancarie